Alimentazione cane e gatto: la dieta da privazione

la dieta da privazione

La dieta da privazione

La dieta da privazione è lo strumento più facile per identificare cosa fa male ai nostri pet. Fate i vostri facili esperimenti, eliminando, di fronte ad un problema cronico, gli alimenti utilizzati tutti i giorni: vedrete che i risultati saranno visibili abbastanza facilmente. Queste ultime, infatti, costituiscono sempre più frequentemente il mezzo diagnostico più efficace per la diagnosi di allergia e/o intolleranza alimentare, mentre i vari test presenti in commercio NON sono attendibili, fornendo, sia per le allergie sia per le intolleranze, delle risposte qualitative ma non quantitative, composte da sfilze lunghissime di positivi ininfluenti che impediscono, in tal modo, un’utilizzazione efficace dei risultati.

L’aumento delle intolleranze alimentari

L’aumento esponenziale delle intolleranze alimentari si può spiegare solo con il progressivo e sempre più pesante utilizzo della chimica e della farmacologia per aumentare o proteggere dai parassiti e dalle piante infestanti le produzioni di cereali, frutta, verdura, carni, latte, uova, e facendo diventare tutti gli alimenti dei veicoli di sostanze che, in tempi e modi diversi raggiungono ormai tutta la popolazione dei paesi ove il modello viene applicato.

Conseguentemente, le intolleranze alimentari sono aumentate in modo esponenziale negli ultimi 50 anni, ed è difficile trovare animali o persone che non abbiano disturbi con uno o più alimenti. Inoltre, poiché molti sintomi d’intolleranza non sono facilmente collegabili con l’alimentazione, tanti medici e veterinari non ne hanno la percezione, facendo temere che il fenomeno, nel mondo “civilizzato”, sia universale e non diagnosticato.

Avendo vissuto di persona da ragazzo gli anno ’60 posso certificare che le intolleranze alimentari NON esistevano, e non perché erano sconosciute o non diagnosticate, semplicemente non erano presenti.

La reale causa dell’insorgenza ritardata

L’insorgenza ritardata (descritta dagli esperti del settore come “fase di carico”) sarebbe, invece, dovuta all’accumulo progressivo dei residui della o delle sostanze chimiche e/o farmacologiche contenute nell’alimento fino alla manifestazione della tossicità.

Ciò spiegherebbe anche la progressiva scomparsa dei sintomi con la dieta da privazione (“fase di scarico”) per l’altrettanto progressiva riduzione e scomparsa del tossico dall’organismo.

  • Ulteriormente, si spiegherebbe il successivo periodo di “tolleranza”, che si manifesta reintroducendo l’alimento responsabile, come tempo necessario al tossico per accumularsi nuovamente e manifestare la sua azione dannosa.
  • Facile anche la spiegazione del perché il periodo definito di sensibilizzazione è molto variabile: la risposta ad ogni stimolo morboso è diversa da individuo a individuo, magari innocuo per un individuo e gravemente tossico per un altro.
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