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L’alimentazione, da prima medicina a primo veleno

Negli ultimi secoli, la ricerca scientifica si è dedicata a trovare la soluzione ai tre principali problemi che hanno da sempre minacciato la qualità della vita e la vita stessa degli esseri viventi: le patologie d’origine infettiva, quelle parassitarie e gli squilibri alimentari dovuti alla carenza di cibo e a lacune culturali circa le esigenze nutrizionali.
I risultati di questo sforzo sono indiscutibili: le patologie d’origine virale sono state pressoché sconfitte con l’avvento dei vaccini, quelle infettive dalla scoperta degli antibiotici e quelle nutrizionali dallo sviluppo della scienza dell’alimentazione e delle tecniche di produzione intensiva, il tutto evidenziato dalla diminuzione nettissima delle patologie da malnutrizione accompagnata da un allungamento clamoroso della durata della vita sia dell’uomo sia dei nostri cani e gatti.

Tutto bene, quindi? Non proprio, perché questi progressi sono gravemente compromessi dagli “effetti collaterali” delle soluzioni brillantemente identificate.
L’alimentazione, identificata come prima medicina fin dai tempi di Ippocrate , è diventata il primo veleno.
Prova ne è che i nostri cani e gatti presentano quotidianamente intolleranze alimentari, assolutamente assenti 50 anni fa, allergie veramente infrequenti, infiammazioni croniche, patologie auto-immuni e cancro.

Com’è possibile che l’alimentazione sia diventata il primo veleno?

Gli alimenti sono diventati dei veicoli costanti dei residui delle sostanze chimiche e farmacologiche in essi inesorabilmente presenti.
E’ sufficiente scorrere le varie inchieste condotte da organi autorevoli che evidenziano la continua presenza di residui chimici e farmacologici in tutti gli alimenti ma anche nell’organismo umano e animale.
Il nostro fondatore, il veterinario Sergio Canello, ha dedicato oltre 40 anni della sua vita a studiare la relazione fra i vari inquinanti presenti negli alimenti e le patologie succitate. Questo lavoro di ricerca è stato realizzato dapprima durante la sua attività clinica quotidiana e successivamente attraverso il Dipartimento di Ricerca e Sviluppo di SANYpet, l’azienda che ha fondato, con tre principali obiettivi:

  • dimostrare scientificamente quanto aveva scoperto;
  • indagare su quali e quante patologie sono legate agli inquinanti;
  • realizzare delle formule alimentari che siano basate su materie prime prive degli inquinanti identificati come gravemente tossici, che rispettino scientificamente tutti i fabbisogni nutrizionali e che siano completate, per merito del Dott. Gianandrea Guidetti e della sua impareggiabile conoscenza delle piante medicinali, dal prezioso utilizzo di piante medicinali titolate e standardizzate.

L’obiettivo era ed è chiaro: realizzare un petfood salutare non solo a parole, ma basato su ricerche scientifiche che permettessero di dimostrare in modo inoppugnabile l’efficacia delle formule nel riportare e mantenere in salute i nostri amici più cari.

Le nostre ricerche, in cui ci limitiamo a combinare sapientemente tutte le materie prime ancora pulite che la natura ci fornisce allontanandoci quanto più possibile dalla chimica, continuano ininterrotte da moltissimi anni e si pongono un obiettivo concreto: donare la salute ai nostri compagni di vita più preziosi attraverso un’alimentazione industriale che, per due motivi fondamentali, sia comparabile con quella naturale: la presenza e il bilanciamento di tutti i principi nutritivi necessari e l’apporto quotidiano di principi naturali fondamentali per aiutare il sistema immunitario nella sua lotta quotidiana contro gli onnipresenti inquinanti chimici e farmacologici.

A realizzare tutto questo è il nostro Centro Ricerca e Sviluppo, un team multidisciplinare formato da professionisti altamente specializzati nel campo delle patologie dell’alimentazione in collaborazione con le più importanti università italiane di veterinaria e medicina umana con l’unica mission di restituire all’alimentazione il ruolo fondamentale che aveva sempre avuto nella storia: essere la prima medicina.

Abbiamo indagato tutti i principali apparati dell’organismo, identificando nelle farine di carne e osso da allevamento intensivo il minimo comun denominatore della maggioranza delle patologie infiammatorie croniche o ricorrenti del cane e del gatto, ciò a causa di un preciso residuo dell’ossitetraciclina, un antibiotico ancora largamente e legalmente usato nell’allevamento intensivo specie del pollo e tacchino.

Questo residuo diventa tossico quando si lega all’osso e al grasso di questi animali, rendendo, quando presente, le farine di carne avicole a loro volta tossiche.

Fortunatamente, questo antibiotico non viene quasi più utilizzato in Italia, ma il pericolo viene dalle farine provenienti dai più svariati Paesi.

Abbiamo abbondantemente dimostrato che una dieta priva di farine di carne avicola, abbinata a specifici pool di piante medicinali, vede la logica regressione molto rapida delle reazioni infiammatorie, reazioni che nei testi di medicina di tutto il mondo sono definite come meccanismi di difesa e guarigione dell’organismo.

Qualsiasi terapia antinfiammatoria si effettui contro queste reazioni di difesa dell’organismo, NON può dare risultati positivi per l’organismo, al contrario l’effetto sarà di bloccare i naturali meccanismi di difesa.

L’indiscutibile beneficio potente ma temporaneo che danno gli antinfiammatori è giustificato solo quando non si conoscono le cause dell’infiammazione e si vuole migliorare la qualità della vita del paziente, ma si deve essere consapevoli che il blocco dei meccanismi di difesa provocherà fatalmente conseguenze di altro tipo, molto difficilmente prevedibili e spesso difficili da associare alla precedente terapia.

La quantità di processi infiammatori cronici che si risolvono agendo sull’ alimentazione è talmente grande e frequente che ogni medico deve considerare l’alimentazione come primo e fondamentale elemento da valutare nel decidere il proprio trattamento.